SPAZZATURA SPAZIALE

E’ ormai piu’ di mezzo secolo che l’uomo e’ capace di lanciare satelliti in orbita intorno alla Terra. Dal primo, il sovietico Sputnik 1 nel lontano 1957 fino alla gigantesca stazione spaziale e alle centinaia di satelliti usati per le telecomunicazioni , i sistemi di posizionamento e l’”intelligence” militare, la meteorologia e ogni genere di studio dall’alto del nostro pianeta. Non solo per i satelliti in funzione e quelli ormai spenti, ma anche per gli ultimi stadi dei razzi, frammenti di esplosioni e persino arnesi persi dagli astronauti. Una specie di mantello che avvolge la Terra a diverse quote. Le zone dove si addensano i rifiuti spaziali sono principalmente due. La cosiddetta orbita bassa fra i 400 e i 2000 chilometri e quella geostazionaria a 36.000 chilometri. Un mare di ferraglia che sfreccia a diversi chilometri al secondo e viene seguito costantemente dai radar e dai telescopi sia del Norad, il comando della difesa aereospaziale americano, sia dall’ESA, l ‘ agenzia spaziale europea..
Una rete mondiale collega questi centri di avvistamento e cataloga questi rifiuti calcolandone le orbite ormai dagli anni ’60. E lancia l’allarme quando e’ in vista una possibile collisione. Ovviamente lo spazio intorno alla Terra e’ molto grande, ma alcuni incidenti avvenuti di recente hanno fatto capire che ormai la densita’ dei rifiuti, almeno in certe orbite, potrebbe aver superato il livello di guardia. Uno dei rischi piu’ temuti dagli esperti e’ che, almeno nelle orbite piu’ inquinate, si inneschi una reazione a catena, una serie infinita di scontri, che aumentino a tal punto il numero di rifiuti volanti da rendere impraticabile quella zona.
Quali sono le idee per ridurre la massiccia quantita’ dei rifiuti? Innanzitutto alcune regole per non crearne di nuovi ,come prevedere che i satelliti in orbita bassa a fine vita rientrino nell’atmosfera e si disintegrino e che gli stadi dei razzi scarichino il carburante e non esplodano. Oppure che i satelliti in orbita alta geostazionaria una volta spenti vadano a parcheggiarsi in un ‘orbita “cimitero” dove non daranno fastidio. Un’altra idea e’ di calcolare con maggiore precisione le orbite di questi frammenti. Infatti molto spesso gli allarmi di collisione sono falsi allarmi. E’ stato calcolato che solo 1 su 10.000 allarmi e’ vero.
L’atmosfera terrestre diventa molto rarefatta oltre i 100 km di quota. Ma qualche molecola di gas circola ancora anche a quote piu’ alte. E’ per questa ragione che almeno i rifiuti dell’orbita piu’ bassa potrebbero, proprio per l’attrito con queste rare molecole di gas, rallentare e ricadere nell’atmosfera disintegrandosi. Una delle tante idee per ridurre i rifiuti e’ quella di aiutare l’opera di pulizia di queste rare molecole di gas. Come? Alla facolta’ di ingegneria dell’Universita’ di Forli’ un gruppo di studenti ha messo a punto un sistema per aumentare la frenata dei rifiuti: con una speciale schiuma che attaccandosi al frammento funziona come un paracadute e ne rallenta la corsa.
L’idea e’ piaciuta anche all’ESA, l’Agenzia Spaziale Europea, che ha messo incluso l’esprimento degli studenti di Forli’ nel suo programma. Nella base svedese di Kiruna, fra ghiacci e renne, nel marzo scorso, l’esperimento degli studenti di Forli’ e’ stato sistemato su un razzo in grado di superare i 100 chilometri di quota per un primo test nelle vere condizioni dello spazio cosmico. Purtroppo alcuni problemi di comunicazione razzo-terra non hanno permesso di ottenere un risultato definitivo. L’appuntamento e’ per il prossimo lancio.
